“GLOBALI” SI DIVENTA

di Romina Faggioni Cubillos

– Sono sempre più le aziende che percepiscono la globalità come un driver di successo prima ancora che come una semplice leva di riduzione dei costi. Questo cambio di paradigma impone la necessità di avere “risorse efficaci” al centro dei processi di global mobility.

La trasformazione in atto
In un’indagine condotta nel 2017 da Innosight, una delle più innovative società di consulenza manageriale americane, che ha misurato la prontezza strategica delle principali aziende quotate allo S&P 500, è emerso che “un segno distintivo della trasformazione è che entrare in nuovi mercati richiede di servire nuovi clienti e confrontarsi con una nuova serie di rivali”.
A questo scenario è associata una sempre maggiore consapevolezza delle aziende di ciò che la global mobility comporta sul fronte dell’organizzazione interna.
Pertanto, tra le nuove priorità degli hr manager, ci sono certamente quelle legate all’individuazione e all’engagement di risorse umane sempre più globali dotate di un corredo comportamentale e attitudinale volto alla capacità di interrelazione senza barriere linguistiche e senza filtri o bias culturali.
Conseguentemente saremo in presenza di top talent che per rispondere alle specificità dei nuovi mercati, collezioneranno “pezzi di carriera” in giro per il mondo e non più basati su modelli stanziali a lungo termine.

L’importanza del “Global mind-set”
Serve quindi sviluppare una nuova struttura mentale, un global mind-set in grado di fornire un passepartout utile per fronteggiare il nuovo scenario. A livello individuale, questi cambiamenti imporranno non solo una maggiore mobilità fisica, fatta di viaggi e trasferte ma richiederanno anche una sempre maggiore dose di adattabilità culturale, oltre a una più elastica capacità di spostamento tra diversi ambienti di lavoro e codici culturali differenti.

Il supporto del “Global Agility Coach”
E’ in questo scenario che si inserisce la figura del professionista in grado di aiutare a sviluppare agilità culturale per favorire il successo negli ambienti globali. In questo campo, il coachee manifesta la necessità di allenare i propri talenti globali per sbloccare potenzialità di leadership e interrelazione cross-culturale. Questo percorso è affrontato per fasi, ognuna delle quali va ad agire su specifiche aree:

  • L’atteggiamento del soggetto ad affrontare le differenze per facilitare complementarietà
  • La consapevolezza del concetto di “valore” e il suo impatto nella sfera professionale
  • Il superamento degli stereotipi per reinterpretare le differenze culturali in asset aziendali

“Globali” quindi, si diventa, grazie soprattutto alle potenzialità di manager e dipendenti chiamati a confrontarsi in scenari sempre più aperti in un mercato del lavoro sempre più liquido.