Agile & Coaching: come possiamo sviluppare progetti vincenti?

Il progetto

Catapultati in azienda, su progetti e prodotti diversi, alla fine del ciclo di produzione talvolta ci si trova quasi tutti insoddisfatti, ognuno dal proprio punto di vista.

Questa nota vignetta esprime bene il concetto: ciò che voleva il cliente, per ogni attore del progetto è diventato tutt’altro.

Il fatto che si ottenga un risultato del genere ha diversi motivi ma i principali sono relativi alla comunicazione fra le persone, burocrazia e processi non adeguati al contesto.

In più i tempi di esecuzione sono diventati velocissimi e non sempre si riesce a star dietro al cambiamento di ciò che avviene nel mercato e nella società.

“Diventare agili”

Da qualche anno si sente spesso in aziende, o gruppi interni ad esse, parlare della loro nuova volontà o missione: “diventare agili”.

Questo tipicamente prima di capire cosa significhi e che le prime crepe inizino a comparire.

I segni del cambiamento sono:

  • le riunioni mattutine, dette stand-up;
  • gli strumenti (Jira, Kanban, etc.);
  • l’assenza di requisiti precisi (soprattutto nel caso producano software);

Poi le prime aspettative si infrangono lasciando tutti a chiedersi se ci sia del valore nel “diventare agili”, e creando un contesto in cui tutto diventa più difficile.

La realtà è che diventare Agili rende più produttivi individui e team; più veloci le esecuzioni dei progetti MA solo a patto che tutti siano d’accordo con le regole del gioco.

“Non potrai mai cambiare le cose combattendo contro la realtà esistente.

Per cambiare qualcosa, crea un nuovo modello che rende il modello esistente obsoleto”

Richard Buckminster Fuller

 

Cosa significa essere Agile?

Essere Agili è, in sostanza, più un atteggiamento che un insieme di abilità. Un mindset orientato al continuo adattamento rispetto alle circostanze.

“Inspect & Adapt” lo chiamiamo e serve a valutare, analizzare l’accaduto e imparare dai propri errori; è un approccio di valore fondamentale, nella vita come in azienda, se si vuole cambiare davvero.

Il “Manifesto per lo Sviluppo Agile di Software” nasce proprio con questo intento, ovvero di definire un perimetro comportamentale delle persone, permettendo così affrontare le incertezze dei progetti software. Nel corso degli anni si è esteso molto oltre il software.

Nel 2001, furono coniati quattro valori e dodici principi che ancora oggi sono il fondamento delle pratiche Agili. Li ho trovati particolarmente illuminanti, occupandomi di Software da sempre.

Così inizia il Manifesto:

Stiamo scoprendo modi migliori di creare software, sviluppandolo e aiutando gli altri a fare lo stesso. Grazie a questa attività siamo arrivati a considerare importanti:

  1. Gli individui e le interazioni più che i processi e gli strumenti
  2. Il software funzionante più che la documentazione esaustiva
  3. La collaborazione col cliente più che la negoziazione dei contratti
  4. Rispondere al cambiamento più che seguire un piano

Ovvero, fermo restando il valore delle voci a destra, consideriamo più importanti le voci a sinistra.

Non è necessario, quindi, conoscere uno specifico linguaggio di programmazione o avere esperienza di diversi anni in un determinato settore. Le abilità tecniche sono certamente importanti ma non determinano l’”agilità”, come invece fa l’atteggiamento per cui i membri di un team condividono le loro esperienze e capacità e diventano:

  • responsabili e quindi disposti a cercare l’aiuto della persona giusta per il compito da svolgere;
  • di mentalità aperta e quindi disposti ad apprendere nuove tecniche o soluzioni;
  • disposti a lavorare a stretto contatto con gli altri, condividere informazioni e conoscenze e/o lavorare in piccoli gruppi, a seconda dei casi;
  • disposti a lavorare in modo iterativo e incrementale.

Una delle chiavi essenziali per rimanere competitivi oggi, è l’innovazione e sappiamo che ogni innovazione inizia con un’idea o un punto di vista. Questi principi e pratiche, permettono di costruiamo un ambiente aperto, fertile e creativo, responsabilizzando le persone e permettendo ad esse di assumersi la responsabilità di contribuire con idee e risultati.

Cosa c’entra il Coaching?

L’ultimo punto: “lavorare in modo iterativo e incrementale” è per me una chiave. È la risposta al cambiamento anziché seguire un piano. È progettare il nuovo.

Il Team (o azienda) Agile non si preoccupa di “ottenere un risultato fra 3 mesi” ma di ottenere tanti piccoli risultati entro 3 mesi. Magari uno alla settimana.

Ma da ognuno di quei risultati, trae tutti gli insegnamenti possibili. Sul progetto, sulla tecnologia, sul contesto, sull’azienda, su sé stessi.

Questo è il cuore dell’operatività e si basa tutto sull’atteggiamento aperto verso l’incertezza, che è poi il fondamento della pratica del Coaching.

Infatti, il mestiere del Coach è quello di facilitare le persone ed i team nel creare le condizioni per pensare.

Crea spazio.

Il processo tra generare un’idea e l’innovazione, seguito da prototipi, implementazione e lancio, è tipicamente accompagnato dal Coach al fine di facilitare l’applicazione dei principi, dei valori e della metodologia appropriata. Ad esempio, Scrum, che è la più usata.

Ecco perché innovazione, coaching e agilità vanno perfettamente d’accordo.

Cos’è un Coach? E un Coach Agile?

Non c’è una risposta definitiva che descriva il ruolo del Coach Agile. Tuttavia, la International Coaching Federation (ICF) fa, comunque, una distinzione fra il coaching e gli altri servizi, che ci può essere utile. Ad esempio, distingue il coaching dalla la consulenza così:

Mentre la consulenza ha un approccio vasto e variegato, c’è l’assunzione che il consulente possa diagnosticare, prescrivere e talvolta implementare delle soluzioni.
Con il coaching, l’assunzione è che gli individui ed i team siano capaci di generare le proprie soluzioni, con il Coach che facilita l’esplorazione, lo sviluppo e l’espressione del loro potenziale portandoli verso la creazione di piani di azione.

Il Coach fa domande, …e tante. Ad esempio, cosa cambierebbe se anziché chiedere “Cosa abbiamo prodotto questa settimana?” chiedessimo “Cosa abbiamo imparato questa settimana?”.

Il team smetterebbe di lavorare? Probabilmente no e, anzi, potrebbe invece focalizzarsi sul processo di creazione di un prodotto e non la semplice attività da eseguire.

Il Coach Agile, in più, fa in modo che la cornice dei valori e principi Agili, sia ben salda nel contesto di progetto.

Vito Abrusci