Il cuore rallenta, la mente cammina

 

di Francesca Sellani

Sabato pomeriggio la musica ha prodotto di nuovo la sua magia.

Un gruppo di persone si è incontrato in uno dei primi sabati caldi milanesi avendo come unica cosa in comune la curiosità, la curiosità per sperimentarsi attraverso la musica. Ad accompagnarli c’era prima di tutto il maestro Alejandro e due coach, Francesca e Pierpaolo, che hanno osservato e poi ragionato di quella magia con chi l’aveva appena vissuta.

Un modo di fare musica, quello di sabato, che per noi rappresenta la perfetta metafora del Coaching: uno spazio fisico e temporale dove ci si può esprimere in piena libertà e sperimentare in nuovi modi di essere. Dove le differenze non si annullano ma si esaltano le une con le altre, i ritmi si fondono in un’unica armonia, e tutti scoprono di avere competenze che non pensavano di avere prima di entrare in quella sala.

La sintesi più bella di questa magia l’ha trovata Letizia, una delle partecipanti, utilizzando le parole di una canzone di De André “il cuore rallenta e la mente cammina”.

Magia? Per chi come me e Pier avendo passato tanti anni all’interno delle organizzazioni e ora occupandoci di apprendimento organizzativo era però importante capire quali fossero gli elementi che compongono tale magia. Da cosa scaturisce la capacità di un gruppo di persone molto diverse fra di loro, per esperienza ed identità, di diventare in poco più di due ore un team che produce della buona musica? Cosa nei nostri percorsi di group e team coaching dobbiamo far sì che non manchi per far sì tutto ciò accada?

Lo abbiamo chiesto in primis alla letteratura, ad uno dei padri del team coaching che è David Clutterbuck, ma nel coaching non si vive di sola teoria. Avevamo quindi bisogno della nostra esperienza sul campo e così abbiamo deciso di organizzare “Il ritmo del group coaching”, evento all’interno della International Coaching week ICF, chiamando persone che non si conoscessero fra di loro a fare la stessa esperienza da cui era scaturito così tanto pensiero.

È stata quindi l’occasione per chiedere ai partecipanti cosa secondo loro aveva fatto sì che la musica, linguaggio arcaico ed universale, li portasse in così poco tempo a fare un’ottima performance come fossero un team consolidato. Loro stessi ci hanno parlato dell’essersi sentiti a proprio agio, di non aver vissuto il pregiudizio che sussiste in un team di persone che si conosce già e questo gli ha permesso di concentrarsi su quello che stavano facendo e ad ascoltarsi. Ci hanno poi sottolineato l’importanza di avere un maestro, un coach, un capo, che si è messo subito al loro livello, che ha dato al gruppo il rigore necessario sui cui innestare la propria creatività, che gli ha dato il permesso di riconoscere i propri talenti non ancora espressi.

Alejandro è un maestro di musica speciale, lui lavora con gruppi di persone che hanno bisogni profondi di ritrovare o scoprire non solo talenti ma quella parte sana che è in ognuno di noi – uso le parole di Ale – seppur in condizioni di vita molto limitanti come la disabilità psichica, l’emarginazione sociale e il regime carcerario. La musica ha questo di magico, permette ad ognuno di far emergere la propria parte sana.

Cosa allora c’impedisce nelle organizzazioni di far musica senza far musica? Cosa fa sì che non tutti, nonostante l’impegno che ci possa mettere, riescano ad esprimere a pieno la propria parte sana sul lavoro? Ci siamo chiesti. La risposta che ci siamo dati è stata che nonostante i luoghi di lavoro non facilitino l’espressione dei propri bisogni e talenti – la parte sana – noi stessi siamo responsabili di come suoniamo, ci comportiamo all’interno di quel contesto, e che il cambiamento può e deve partire per prima cosa da noi. Il Coaching ha come suo assioma principale la responsabilità dell’individuo all’interno del contesto in cui opera e di cui deve essere primo artefice di cambiamento.

Grazie Alejandro e grazie a tutti i partecipanti che hanno voluto fare quest’esperienza insieme a noi apprendendo ad apprendere partendo dal divertimento.

Buona musica e buon apprendimento a tutti – The Coaching HUB.