Il “mio” coach

il Coaching

IL “MIO” COACH

di Marina Crespi

 

Mi sveglio una mattina e mi rendo conto che qualcosa è cambiato…profondamente cambiato e non so neppure dire quando ma oggi, finalmente, me ne rendo conto.
Il corpo mi manda dei segnali chiari e forti oramai da tempo ma solo ora ne ho consapevolezza: fatico a prendere sonno, sono stanca e spossata, la mattina faccio sempre più fatica ad “ingranare” tanto più al pensiero di dovermi richiudere in ufficio e se non fosse per quel forte senso del dovere che mi contraddistingue…
I professionisti la chiamano Fase di Stallo o Crisi di Autogoverno…
Sono bloccata, non riesco ad andare avanti ma neppure a scendere da quella che io definisco “la ruota del criceto” su cui corro da anni.. e pensare che una volta mi piaceva così tanto….
Come direbbero i miei amici anglossasoni “I’m stuck!”: non riesco a trovare la forza di ribellarmi, di scuotermi…proprio io che mi sono sempre stata una persona forte e determinana…una “tough woman”!
Ne parlo con un’amica che mi consiglia il nominativo di un coach; la guardo dubbiosa: “ma perché mai dovrei andare da un emerito sconosciuto che non sa nulla di me, della mia vita, della mia professione e raccontare i fatti miei?”.
Alla fine mi faccio convincere e, sempre molto titubante, mi presento alla Sessione 0 (come un coach chiama il primo incontro).
Il coach mi spiega fin da subito che gli incontri non saranno dei momenti in cui “sfogare le mie frustrazioni e la mia rabbia” senza alcuna presa di responsabilità o impegno ma, con il suo affiancamento, acquisirò consapevolezza di dove sono e dove voglio andare, identificherò la meta che voglio raggiungere e definerò un piano di azione con dei momenti ed elementi di monitoraggio per verificare “l’avanzamento lavori”.
MI PIACE! Mi piace questo approccio pratico e concreto…mi sembra sfidante! E allora partiamo per questa nuova avventura con il “mio” coach!
Ed eccomi alla mia prima e vera sessione… chissà quale “strumento magico” il “mio” coach utilizzerà per portarmi alla consapevolezza del presente percepito e del futuro desiderato…un questionario? Un test? La macchina della verità?
Ed invece no… il “mio” coach mi pone delle semplici domande! Lui le chiama “domande potenzianti o efficaci”… in realtà sono domande molto semplici ma, come per magia, stimolano il fluire libero delle emozioni, dei pensieri e mi fanno riflettere e comprendere..
Il “mio” coach mi fa domande tipo “sei qui, la tua situazione non ti piace… come vorresti che fosse? Oppure “cosa ti piacerebbe che accadesse e che non sta accadendo? Cosa ti impedisce di fare ciò di cui stai parlando?” E molte altre…
Mi pone la domanda e poi si mette in silenzio ma è chiaramente un silenzio attivo perché mi sta ascoltando, sta semplicemente lasciando spazio a me e al mio contenuto senza interferire e senza bloccare il flusso dei pensieri… mi mette al centro!
L’ allenamento non si esaurisce durante la sessione perché il “mio” coach mi dà i compiti a casa; li chiama work out e sono degli ulteriori momenti di crescita e sviluppo delle mie potenzialità…mi fanno bene, capisco che ce la posso fare, che posso intervenire sulla mia realtà… posso uscire dalla Fase di Stallo.
E sessione dopo sessione, elaborazione ed esplorazione ecco l’INSIGHT!
So cosa voglio, so dove voglio andare e so come posso farlo sfruttando le mie potenzialità e competenze. Certo non sarà facile, so che ci saranno degli ostacoli da superare ma so anche che ci saranno delle persone e situazioni che mi potranno essere di supporto.
E poi non sono sola perché il “mio” coach mi ha affiancato del costruire un piano di azione… è il mio piano di azione! Io sono la responsabile del piano ma il “mio” coach è sempre lì ad accompagnarmi nella fase di monitoraggio dello stato di avanzamento!
È un lungo percorso… ci vuole determinazione, impegno e pazienza ma adesso ho trovato il mio DAIMON, il mio demone buono e finalmente…. FACCIO CIO’ CHE SONO!