Powerful questioning e domande potenti – 1

powerful-questioning

di Diana Tedoldi.

È potente il domandare o ci sono specifiche domande definibili potenti in se stesse?

Quando mi sono trovata di fronte alla scelta dell’Università, le due facoltà fra cui ero fortemente indecisa erano Filosofia e Psicologia. Alla fine ho scelto Filosofia perché amavo l’idea di incamminarmi verso un percorso pieno di domande da esplorare, mentre Psicologia per i miei gusti aveva troppe risposte.

Da sempre amo più le domande che le risposte, e questo oggi costituisce il mio modo di fare coaching: domandare, e domandando facilitare il cliente nell’incamminarsi alla ricerca delle proprie originali ed uniche risposte. Socrate lo chiamerebbe maieutica, l’arte di darsi alla luce della propria consapevolezza.

Mi hanno sempre messo a disagio le risposte certe e definite, il “fai così di modo che accada così”, affermare “questa è La Via”.

Diffido di ogni sapere precostituito e chiuso, così come di chi se ne fa portatore.

Adoro la radura in cui ti getta una domanda, le tracce di conoscenza disseminate nell’esperienza personale, la possibilità di mettersi in ascolto per trovare il proprio modo, unico e insostituibile, di interpretare ciò che  accade, di trovare in esso il proprio senso (significato, direzione, sensazione).

Nella mia esperienza come coach, formatrice e facilitatrice di processi di evoluzione personale e professionale, ho messo a fuoco alcune domande che definisco “domande-bussola”.

Le domande- bussola.

Si tratta di domande che aiutano a orientarsi di fronte a un problema, a un quesito, pratico o esistenziale, indirizzano nella direzione dove poi ognuno troverà le proprie risposte.

La caratteristica fondamentale di queste domande “bussola” è che mettono la persona in ascolto di sé, creando lo spazio affinché trovi il proprio orientamento in quel tessuto invisibile di sintonizzazione interna, per affrontare qualunque situazione la vita presenti.

Nel tempo queste domande sono diventate parte stabile del mio “coaching toolkit, la mia valigia degli strumenti da coach, e quando servono le uso per facilitare nel cliente l’emergere della sua consapevolezza.

Oggi vi presento una delle mie domande-bussola preferite, che in realtà è composta da tre domande.

Le ho apprese da Maia Cornacchia, la mia mentore di sempre (qui un suo bellissimo video: “Il percorso si fa sotto i nostri piedi“), che le ha apprese dagli Indiani d’America, durante le proprie ricerche sul campo e molte esperienze di apprendimento guidate da portatori di quella specifica tradizione sapienziale.

Maia mi ha insegnato a pormi queste domande ogni volta che mi sono trovata di fronte ad una scelta, a una decisione su cosa fare o non fare.

Le tre domande-bussola sono:

“Questa cosa (scelta, attività, persona, situazione, opportunità…) dà vita a me?

Dà vita agli altri?

Dà vita alla vita?

E se non puoi rispondere sì alla prima domanda, non vale la pena di proseguire a rispondere alle successive due”.

Se una cosa non dà vita a te stesso, non potrà darla neppure agli altri, e tanto meno alla vita.

Queste tre domande-bussola, ognuna strettamente connessa alle altre due e in ordine logico sequenziale, sono generative di cura di sé, degli altri, del pianeta. I tre orizzonti della nostra esperienza umana.

Con queste tre domande in tasca, abbiamo sempre la possibilità di orientarci verso ciò che accresce il tasso di vita dentro di noi e intorno a noi, anziché verso ciò che spoglia, riduce, sacrifica.

La potenza di queste tre domande è data ovviamente dalla persona a cui vengono poste, dal suo momento specifico, dalla condizione in cui si trova, dal quesito che sta tentando di risolvere.

Ti invito a sperimentare queste domande su di te in un momento di dubbio o difficoltà, su una questione che vuoi valutare o una situazione da cui stai meditando di uscire ma non ne sei certo. Fammi sapere dove ti portano, e se ti sembrano utili, scrivendomi a d.tedoldi@thecoachinghub.it.

Ti aspetto!

Diana

Cover Photo by Evan Dennis on Unsplash.