Il Leader che vorrei

Il leader che vorrei

 

di Marina Crespi.

Marco Rossi (un nome di fantasia) è Senior Manager in una nota multinazionale, è appena stato assunto e ricopre la posizione di Direttore Commerciale con l’obiettivo prioritario di rivisitare la divisione commerciale e rilanciare le vendite in calo negli ultimi anni.

Durante un pranzo con alcuni colleghi manager racconta del suo primo “confronto” con la sua nuova realtà aziendale:

Al momento dell’assunzione sono entrato in un’estenuante negoziazione con la direzione per il brand ed il modello della mia auto aziendale. Nessuna chance! Ho dovuto a malavoglia accettare quanto previsto da una policy aziendale che non prevede eccezioni neppure per un manager.  L’unica cosa positiva è che l’azienda mi paga un’assicurazione che copre i costi di un autista privato qualora mi venisse ritirata la patente a causa della mia guida particolarmente vivace. So bene che l’utilizzo improprio di un bene aziendale è sanzionabile ma certo non per me! Io sono un Manager, io conto e valgo… l’azienda deve solo tenermi stretto e quindi… a me la sanzione non si applica!”.

Che tipo di Manager è Marco? È un leader? Sarà in grado di entrare in risonanza con il suo team, di motivarlo, di supportarlo nella crescita e nel definire e raggiungere gli obiettivi?

E ancora… di che stoffa è fatto un leader? Quali competenze deve possedere?

Ho lavorato con manager di culture e nazionalità diverse, ognuno di loro con il proprio stile personale e di leadership ma 3 elementi sembrano essere il comune denominatore dei leader di successo: la Consapevolezza (“conosci te stesso”), l’Autodeterminazione e la Responsabilità Condivisa.

Consapevolezza come Autoconsapevolezza Emotiva, dei propri sentimenti e di come questi possano avere influenza sulla propria condotta e sulla prestazione lavorativa. Ma anche conoscenza e comprensione dei valori e degli obiettivi che ci orientano nelle scelte e perché.

Ho conosciuto una leader che non condivideva un progetto su cui l’azienda le chiese di lavorare perché, se introdotto, avrebbe avuto delle ricadute sulla sua vita personale; dichiarò da subito la sua difficoltà ad essere imparziale e “engaged” e chiese del tempo per comprendere i suoi sentimenti: esaminò le sue emozioni, i suoi obiettivi e dopo un paio di settimane fu pronta ad essere parte del team di progetto… questa è consapevolezza emotiva!

Il leader non è “l’eroe solitario ed immortale” che tutto può, ma è parte di una “organizzazione in movimento” e come tale dovrebbe sviluppare Consapevolezza Sociale: la capacità di comprendere, motivare e comunicare con gli altri. Dovrebbe saper ascoltare e comprendere gli aspetti più complessi e sottili delle dinamiche di gruppo e saper valutare l’impatto che le proprie parole e azioni possono avere sul team e sull’organizzazione. Una critica non specifica, non contestualizzata e che in qualche modo sottintende la prova di “un difetto congenito” può avere conseguenze estremamente negative sul team o sul singolo.

Il leader è Autodeterminato nel definire i propri obiettivi, trasformali in piani di azioni ed in “fare”. È in grado di trovare in sé la motivazione all’azione e supportare gli altri nel trovare la propria motivazione; di generare soluzioni creative durante i periodi di stabilità e di riprendersi e prosperare (e non solo sopravvivere!) dopo i momenti difficili. Il leader non attende che gli eventi “si verifichino”, non gestisce ma anticipa il cambiamento supportando il team e l’organizzazione nello sviluppo della consapevolezza e delle competenze richieste.

Ed infine il leader è Responsabile ma non è il solo ed unico depositario della “responsabilità” nei confronti delle persone e della organizzazione. La responsabilità è condivisa quando il leader è in grado di creare una cultura che coinvolge, una condivisione di intenti e di obiettivi ed un ambiente di lavoro che incoraggia relazioni positive e confronti costruttivi senza evitare i conflitti.

Troppe volte il management è lontano, una distanza che non viene certo colmata da “asettiche” riunioni aziendali con cadenze più o meno regolari durante le quali vengono presentati numeri, risultati, progetti senza che il team possa proferire parola o esprimere un’opinione… questa non è responsabilità condivisa!

Ma ancora di più il leader che vorrei è un Coach che affianca i colleghi ed il suo team durante il viaggio di acquisizione della propria consapevolezza, nella scoperta dei propri talenti e delle proprie potenzialità.

Il leader coach è lì, non dà indicazioni, non dà consigli, non è direttivo ma attraverso l’utilizzo della “domanda efficace” stimola alla riflessione, a capire dove sei e dove vuoi andare e a costruire un piano per raggiungere la tua meta.

Non lavora sulle aree di miglioramento con l’unico fine di chiudere il gap rispetto all’ideale, il leader coach esalta i “colpi forti”, li allena cosi da aumentare il senso di efficacia… questo è il leader che vorrei!